L’Autore rivolgeil più cordiale invito alla commemorazione degli 80 anni dall’esodo dellacomunità italogreca di Patrasso, che si terrà il 29 novembre prossimo.
Gli “italopatrassini” (come loro stessi si indentificano), pur mantenendo la propria identità e la nazionalità italiana – essendo in gran parte di origine pugliese – si erano perfettamente integrati nel tessuto sociale ed economico della città, raggiungendo il consistente numero di 5.000 membri nel corso di quasi un secolo in cui vi si erano stabiliti. Avevano costruito una nuova vita prospera, con le proprie case e attività, contribuendo in modo esemplare allo sviluppo di Patrasso. Questa comunità, unica nel suo genere, aveva sviluppato un’identità sincretica in cui la lingua greca si fondeva con l’italiano e, soprattutto, con il dialetto barese. Tuttora si conserva in città un ricordo vivo per averne influenzato la cucina e persino i tipici termini gergali.
Questa armonia venne tragicamente spezzata dalla guerra di aggressione dell’esercito fascista. Il sentimento di fratellanza si trasformò dapprima in disprezzo da parte della popolazione greca, poi in violenze. Inizialmente, tutti gli uomini della comunità dai 16 ai 70 anni furono incarcerati e successivamente liberati dal confino per opera dell’esercito invasore.
Con la capitolazione italiana, l’esercito tedesco assunse il controllo del territorio e i nostri connazionali subirono durissime persecuzioni. I nazisti diedero la caccia agli italiani: mio nonno paterno, ad esempio, fu ucciso davanti alla sua famiglia e molti altri furono deportati in Germania per lavorare nell’industria bellica.
L’ultimo, definitivo affronto a questa comunità fu l’espulsione verso una Patria che molti conoscevano appena e che alcuni non avevano mai neppure visto. Alla fine del 1945, confiscati tutti i loro beni – case, attività ed averi incamerati come debiti di guerra – si consumò l’esodo verso un’Italia devastata dal conflitto.
La parrocchia è stata uno dei fulcri sociali, religiosi e identitari di questa comunità. Oggi, è proprio la Chiesa cattolica di Sant’Andrea, nella persona del parroco don Pavlos Sinigalia, ad organizzare questa importante commemorazione dei suoi figli, alla quale parteciperanno le autorità cittadine e le gerarchie cattoliche della Grecia.
Io sono uno dei discendenti di questa comunità: entrambi i rami della mia famiglia ne facevano parte. In qualità di testimone e relatore, avrò l’onore di ricostruirne la storia di questi italogreci dal momento dell’esodo fino al loro stabilirsi a Firenze, dove ricrearono una Piccola Patrasso.
La vostra presenza, oltre a conferire particolare lustro all’evento e a testimoniare la vicinanza delle Istituzioni culturali italiane con la città, sarà per noi motivo di grande onore e profonda gratitudine.
Prof. Spiros STELLA, Firenze
Questo articolo è stato pubblicato in Blog, Novità.
L’Autore rivolge il più cordiale invito alla commemorazione degli 80 anni dall’esodo della comunità italogreca di Patrasso, che si terrà il 29 novembre prossimo.
Gli “italopatrassini” (come loro stessi si indentificano), pur mantenendo la propria identità e la nazionalità italiana – essendo in gran parte di origine pugliese – si erano perfettamente integrati nel tessuto sociale ed economico della città, raggiungendo il consistente numero di 5.000 membri nel corso di quasi un secolo in cui vi si erano stabiliti. Avevano costruito una nuova vita prospera, con le proprie case e attività, contribuendo in modo esemplare allo sviluppo di Patrasso. Questa comunità, unica nel suo genere, aveva sviluppato un’identità sincretica in cui la lingua greca si fondeva con l’italiano e, soprattutto, con il dialetto barese. Tuttora si conserva in città un ricordo vivo per averne influenzato la cucina e persino i tipici termini gergali.
Questa armonia venne tragicamente spezzata dalla guerra di aggressione dell’esercito fascista. Il sentimento di fratellanza si trasformò dapprima in disprezzo da parte della popolazione greca, poi in violenze. Inizialmente, tutti gli uomini della comunità dai 16 ai 70 anni furono incarcerati e successivamente liberati dal confino per opera dell’esercito invasore.
Con la capitolazione italiana, l’esercito tedesco assunse il controllo del territorio e i nostri connazionali subirono durissime persecuzioni. I nazisti diedero la caccia agli italiani: mio nonno paterno, ad esempio, fu ucciso davanti alla sua famiglia e molti altri furono deportati in Germania per lavorare nell’industria bellica.
L’ultimo, definitivo affronto a questa comunità fu l’espulsione verso una Patria che molti conoscevano appena e che alcuni non avevano mai neppure visto. Alla fine del 1945, confiscati tutti i loro beni – case, attività ed averi incamerati come debiti di guerra – si consumò l’esodo verso un’Italia devastata dal conflitto.
La parrocchia è stata uno dei fulcri sociali, religiosi e identitari di questa comunità. Oggi, è proprio la Chiesa cattolica di Sant’Andrea, nella persona del parroco don Pavlos Sinigalia, ad organizzare questa importante commemorazione dei suoi figli, alla quale parteciperanno le autorità cittadine e le gerarchie cattoliche della Grecia.
Io sono uno dei discendenti di questa comunità: entrambi i rami della mia famiglia ne facevano parte. In qualità di testimone e relatore, avrò l’onore di ricostruirne la storia di questi italogreci dal momento dell’esodo fino al loro stabilirsi a Firenze, dove ricrearono una Piccola Patrasso.
La vostra presenza, oltre a conferire particolare lustro all’evento e a testimoniare la vicinanza delle Istituzioni culturali italiane con la città, sarà per noi motivo di grande onore e profonda gratitudine.
Prof. Spiros STELLA, Firenze